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La piada
post pubblicato in ricette corso cucina, il 23 gennaio 2012

La piada


Chi vive in Romagna sa che determinare la ricetta canonica èimpossibile, e forse anche indebito. Troppe le varianti locali e familiari perscrivere l'esatta formula. Accade anche per i piatti più complessi di cuiciascuno ritiene avere la “vere ricetta”. In realtà sono tante facce per unsolo nome che comunque da Forlì a Fano hanno identità diverse. 

Il diametro come le teglie di "Montetiffi" econdita senza riserve e ben cotta. Insomma un vero rompicapo per buongustai etradizionalisti. Per fortuna esistono tre punti fermi.

In pratica acqua, farina e sale. Il resto rappresenta lavariabile in parte impazzita: tipo e quantità di grasso utilizzato, olio,zucchero, lievito e latte. C'è perfino chi adotta il miele. Un rebusgastronomico forse insolito per un cibo che non è neppure un piatto vero eproprio; ma vanta antenati e parentele con mezzo mondo,Turchia, Messico,India,ecc.

Ricetta della piada sfogliata

Ingredienti per circa 20 piade

1 kgdi farina

½ bicchiere di olio extravergine di oliva

1 bicchiere di acqua tiepida

2 cucchiai di sale

1 uovo

strutto di maiale

Preparazione

Impastare farina, olio, sale, acqua fino ad ottenere unimpasto morbido. Farne delle palline della grossezza di un mandarino. Lasciarleriposare, coperte da un panno, per almeno un’ora, quindi tirare le palline colmatterello aiutandosi con altro olio. Devono diventare molto sottili. Spalmareogni piada con lo strutto e arrotolarla su se stessa per ottenerne un rotolo dallungare ancora un poco che si chiuderà a forma di chiocciolina. Lasciarlariposare ancora (un’altra ora come minimo), affinché lo strutto, sciogliendosi,“sposi” l’impasto.

Ora è il momento della seconda tirata di matterello.

Anche questa volta ci si aiuta con l’olio, perché la piadadeve diventare sottilissima, ancor meglio se con qualche buco.

Una volta pronta, si stacca ogni piada dal tagliereprendendola con le due mani e si posa con delicatezza sul testo (la piastra dighisa o di terracotta che si usa in Romagna per cuocere la piadina), che deveessere rovente.

 

Si rigira un paio di volte aiutandosi con un grande coltelloa lama piatta.

A differenza della piadina classica, questo tipo di piadadurante la cottura non va punzecchiata.

La piada sfogliata è buona anche da sola, ma per una cena da non dimenticare andrebbe accompagnata con formaggi morbidi (tipo stracchino esquacquerone) e con affettati misti.



 

 

Ingredienti per la Piadina romagnola semplice.

 

- 1 kgdi farina, 1 kgdi farina

- 20 gdi dose lievitante, 180-200 gdi strutto

- un pizzico di sale, mezzo litro di latte.

 

piadina arrotolata.

 

INGREDIENTI

 

FARINA PER PIADINE  300 GRAMMI

MAIZENA                        50 GRAMMI

STRUTTO O OLIO          50 GRAMMI

ACQUA                            100 CC CIRCA

SALE                                UN PIZZICO

BICARBONATO              3 GRAMMI

 

 

Piadina al Kamut

 

INGREDIENTI:

250 gr di farina di Kamut

125 ml di acqua frizzante

1/2 cucchiaino di bicarbonato

1/2 cucchiaino di sale

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

PREPARAZIONE:

Mettere gli ingredienti tutti insieme in una terrina eimpastarli grossolanamente.

Versate l’impasto sul piano e lavoratelo bene, fino adottenere un composto omogeneo.

Dividete il composto in palline e stendetele ad una ad unacon il matterello, dandoci la

classica forma rotonda di una piadina.

Scaldate il fondo di un’ampia antiaderente e quando sarà bencalda cucinatevi ad una ad

una le piadine, 2 minuti per lato.

 

 

Piadina  al farro.

 

INGREDIENTI

500 gr. di farina di farro

50 gr. di strutto (se volete renderle più leggere usatel’olio di semi)

1 cucchiaio di sale

1 cucchiaio di latte

 

 

 

 

 

piada turca.

 

450 gdi farina bianca

1 cucchiaino di sale

15 gdi lievito

280 ml di acqua

1 cucchiaio d’olio

 

 

Mescolare farina e sale in una ciotola.

Sciogliere il lievito nell’acqua.

Mescolarlo alla farina.

Aggiungere l’olio.

Amalgamare il tutto.

Mettere la pasta in una spianatoia.

Lavorala per dieci minuti.

Rimettere nella ciotola.

Lasciar lievitare per 1 ora.

Mettere la pasta nella spianatoia e dividerla in 4 partiuguali.

Stendere la pasta il più sottile possibile per ottenere 4larghi dischi.

Infornare per dieci minuti.

Riempire a piacimento.

 

 

 

PIADINA SFOGLIATA

 

Per farla si usano i soliti farina , strutto , uova , sale evino bianco o latte Ma

quando arriva il momento del mattarello... la piadina mentreviene stesa va ripiegata più

volte su se stessa e unta abbondantemente con lo strutto .

 

PIADINA FRITTA

 

Prendete 400 grammi di farina ,100 grammi di fiocchidi patate, un cucchiao di olio e una

noce di strutto, due cucchiai di sale , 20 grammi di lievito e unpo' di latte . Versate

la farina a cratere e ponete al centro il burro . Aggiungerelievito e sale e impastare

bene con il latte fino ad ottenere un impasto piuttostoelastico . Stendete ora una

sfoglia sottile e poi tagliatene dei rombi , che friggeretein olio abbondante .

 

 

Variazioni sul tema.

 

PIADINA CLASSICA

 

Prendete un chilo di farina non troppo setacciata ,altrimenti diventa esageratamente

fine ,  quattro grammidi bicarbonato di sodio , 300 grammi di strutto (ma alcune arzdore

assicurano che ne bastano anche cento) e sale . Aggiungereun po' d'acqua per formare un

impasto piuttosto sodo . Che poi va disteso coi mattarello ,sulla spianatoia formando un

bel tondo di pasta sottile . Ricordatevi però di cospargeredi tanto in tanto il

mattarello con la farina , altrimenti la pasta si potrebbeattaccare al legno e il

sottile "lenzuolo" bucarsi . La pasta si mette poia cuocere sul testo di terracotta ,

oppure sulla piastra che si usa per la cottura ai ferri ,sotto cui deve ardere un fuoco

piuttosto allegro , perché la piadina va cotta in fretta .Man mano che la piadina si

cuoce in superficie forma delle lievi bolle , che vannoschiacciate con le punte di una

forchetta , le cui impronte restano anche dopo la cottura ,a ricordare il lavoro delle

donne davanti al calore del testo bollente . Armatevi anchedi un coltello a lama lunga ,

che vi servirà a rigirare in senso orario e a rivoltare ildisco di pasta . Oppure , al

posto dell'acqua potete mettere il latte o addirittura ilvino bianco secco .

 

PIADINA SEMPLICE

 

Oggi si preferisce sostituire il bicarbonato con l'appositadose lievitante . Si può

adoperare o quella che si trova in bustine (definita"per pizza") oppure quella che

preparano appositamente i fornai su richiesta . Questi gliingredienti per la piadina

romagnola semplice ; per un chilogrammo di farina : 20 grammi di dose ,180-200 di

strutto , un pizzico di sale e mezzo litro di latte . Lapiadina più rustica si prepara

invece senza strutto addirittura e con l'acqua al posto dellatte .

 

PIADINA CONTADINA

 

Ingredienti : farina , strutto, bicarbonato e zucchero . Perla preparazione si segue il

metodo tradizionale romagnolo .

 

PIADINA DIETETICA

 

Un tempo fatta dalle arzdore quando volevano risparmiare ilfiore di farina e per fare

l'impasto usavano anche la crusca , oggi viene consideratauna ricetta salutare , proprio

per le qualità della crusca , che fa bene all'intestino .Prendete un chilo di farina ,

mezzo bicchiere di olio di semi , 4,5 decilitri dilatte , un pizzico di sale e uno di

bicarbonato e 100 grammi di crusca . Mischiate la farinabianca con la crusca , fate il

solito cratere e nel foro al centro mettete gli altriingredienti . Impastate e dividete

poi la pasta in tante piccole pagnotte a seconda delle piadeche volete . Poi spianate

con il mattarello e mettete a cuocere sul testo .

 

PIADINA CON I CICCIOLI

 

Ricercata in Romagna , dove in molti la considerano unboccone prelibato ; è nota anche

come "Piadone" o come la "piè cun igrassùl" . Prendete 300 grammi di farina , 15 di

burro , 60 di ciccioli di maiale freschi tagliati a piccolidadi , due cucchiai di olio

d'oliva , 10 grammi di lievito , sale e un po' di farina . Mischiatela farina con il

lievito e un pizzico di sale , poi disponetela a fontanasulla spianatoia . Ponete al

centro lo strutto e i ciccioli . Cominciate ad impastare ,aggiungendo di tanto in tanto

un po' d'acqua . Quando l'impasto sarà abbastanza sodoformatene una pagnotta e mettetela

a riposare per almeno mezz'ora coperta da un canovaccio . Aquesto punto buttate un po'

di farina sulla spianatoia e lavorate l'impasto per qualcheminuto ancora . Stendete con

il mattarello e ritagliate tondi non troppo grandi . Mettetea cuocere e su ogni piadina

spruzzate un po' d'olio .

 

 

PIADINA SFOGLIATA

 

Per farla si usano i soliti farina , strutto , uova , sale evino bianco o latte . Ma

quando arriva il momento del mattarello... la piadina mentreviene stesa va ripiegata più

volte su se stessa e unta abbondantemente con lo strutto .

 

PIADINA FRITTA

 

Prendete 500 grammi di farina , una noce di burro , due cucchiai disale , 20 grammidi

lievito e un po' di latte . Versate la farina a cratere eponete al centro il burro .

Aggiungere lievito e sale e impastare bene con il latte finoad ottenere un impasto

piuttosto elastico . Stendete ora una sfoglia sottile e poitagliatene dei rombi , che

friggerete in olio abbondante .

 

FOCACCIA CON LE UOVA

 

Assomiglia alla piadina , ma non è così famosa . Per farla :prendete un chilo di farina

e sei uova (due intere e quattro tuorli) , 250 grammi di zucchero ,un po' di sale , 120

grammi di burro fuso e versato in una ciotola di latte, duecucchiai di olio d'oliva,

qualche buccia d'arancia , un po' di scorza di limonegrattugiata e 120 grammidi lievito

di birra . Ora versate la farina a cratere e mettete dentroil buco centrale il burro e

il lievito già sciolti nel latte , lo zucchero , il sale ,l'olio, le uova , l'arancio e

il limone . Impastate il tutto , poi fate una pagnotta chedovrete lasciare in un

canovaccio a lievitare . Quando sarà diventato elasticodategli la forma di un pane e

mettete a cuocere in forno . Servite la vostra focaccia ingiornata .

 

LA PIADINA DELLA "CA' DE VEN"

 

(Ravenna)

 

Farina tipo: 0 1 kg

Sale fino: 30 g

Lievito chimico in polvere: 16 g

Bicarbonato: 6 g

Strutto raffinato: 180 g

Acqua tiepida quanto basta per fare un impasto solido

Lasciare riposare e lavorare per creare palline di circa 120 grammi , stenderel'impasto

formando un disco di circa 25-30 centimetri didiametro e cuocere da entrambi i lati su

teglia di terracotta .

 

LE PIADINE  SFOGLIATADELLA "GROTTA ROSSA"

 

(Rimini)

 

Piada contadina

Farina tipo 0: 1 kg

Latte intero: 250 g

 

Piada sfogliata

Farina tipo 0: 1 kg

Vino Trebbiano: 1/2 bicchiere

Buccia di limone: una grattugiata leggera

Strutto: 2 cucchiai

Rossi d'uovo: 2

Olio: 1 bicchierino

Sale: 20 g

Lievito in polvere per pasticceria: 10 g

Bicarbonato: 10 g

Strutto: 1 cucchiaio

Zucchero: 1 cucchiaino

Acqua tiepida

 

Si lascia riposare l'impasto per due-tre ore , poi si tira asfoglia , si cosparge di

strutto e si arrotola ; quindi si taglia in pezzi da 100-120 grammi richiudendole

estremità in modo da impedire la fuoriuscita dello strutto ;si lascia nuovamente

riposare e si tira col matterello.

 

 

LA PIADINA DI ALCUNI CHIOSCHI

 

Ricetta di alcuni chioschi in quel di Cesenatico :

 

Farina: 1 kg

Strutto: 1 cucchiaio

Lievito bicarbonato: 20 g

Olio: 1 cucchiaio

Sale: quanto basta

 

Lasciare riposare e lavorare per creare palline di circa 120 grammi , stenderel'impasto

formando un disco di circa 25-30 centimetri didiametro e cuocere da entrambi i lati su

teglia di terracotta .


Ricetta dellapiadina romagnola o piadina riminese 1

 

Scaldatemezzo litro abbondante di acqua a cui aggiungerete un cucchiaio da tavola disale e un pizzico di bicarbonato (facoltativo). L’acqua può essere sostituitadel tutto o in parte con del latte intero.

900 gr. difarina (meglio se Tipo 0)

150 gr. distrutto. Se volete un cucchiaio di miele.

 

 

Piadina romagnoladella zona di Rimini-Riccione 2

 

 Usate l’olio d’oliva o lo strutto anzichèl’olio di semi, altrimenti la piadina verrà croccante invece che morbida

 

Ingredientiper 4 piadine:

250 gr difarina 00

40 gr distrutto (o 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva)

100 ml diacqua

1/2cucchiaino di sale. Se volete un cucchiaio di miele.

 

 

Piadina zona Ravenna– Cesena

 

Ingredienti:

Un chilo difarina non troppo fine, 4 grammi di bicarbonato di sodio, 300 grammi di strutto(ma alcune azdore assicurano che ne bastano anche cento) e sale.

Se volete uncucchiaio di miele.

Se nonvolete usare lo strutto provate con mezzo bicchiere di olio extra vergine dioliva.

 

Nel gennaiodel 1920 nasceva a Forlì, fondata da Aldo Spallicci, la rivista d'illustrazioneromagnola "La Pie".L'editoriale firmato dalla Direzione affermava: "Niente dice più Romagnadi questo pane nostro." Questo adunque è un simbolo che dice devozionealla nostra terra".

 

Questaaffermazione ed il nome dato al mensile, evidenziano la capacità della piadinadi identificare e unificare la terra di Romagna sotto un unico emblema.L'identità piadina - Romagna è precedente la nascita del mensile La Pie, ed è ascrivibileall'illustre poeta Giovanni Pascoli, il quale la definiva "il panenazionale dei Romagnoli".

 

Con Piadinaromagnola, in Romagna s'intende una schiacciata composta di farina di grano,acqua, sale, e dei luoghi, anche altri ingredienti. La piada classica romagnolaè tirata sottile col matterello e, a fuoco ardente di braci, fatta cuocere sultesto, una teglia di terracotta, dal basso orlo, la cui forma richiama qualcosadi primitivo. Si ottiene così un ampio disco picchiettato di bruno per gliardori del fuoco, friabile, tenero, delicatissimo al gusto, che si consuma conbuoni salumi nostrani, formaggi freschi, erbe di campagna e generoso Sangiovesedi Romagna.

 

 

La piadinasemplice prevede come ingredienti:

- 1 kg di farina

- 20 g di dose lievitante

- 180-200 g di strutto

- un pizzicodi sale

- mezzolitro di latte.

 

Quellacontadina prevede come ingredienti: farina, strutto, bicarbonato e zucchero. Lapiù rustica si prepara, invece, senza strutto e con

l'acqua alposto del latte.

 

ImpastoPizza.

500.farina

300 circa acqua

Olio, acetodi mele, sale , zucchero.

Lievito dibirra mezzo cubetto.

 

 

 

INGREDIENTIper quattro piadine di farina integrale

 

250g difarina integrale

100 ml diacqua naturale

1/2cucchiano di sale

2 cucchiaidi olio extra vergine di oliva

Uncucchiaino  di miele.

5.gr lievitochimico

 

INGREDIENTIper quattro piadine a farro-kamut

 

250g difarina di kamut

250g di farinadi farro

 

100 ml diacqua naturale

1/2cucchiano di sale

2 cucchiaidi olio extra vergine di oliva

Uncucchiaino  di miele.

5.gr lievitochimico

 

 

Breve storiadella piadina

 

Lapiada è un cibo semplice.

Moltomeno semplice è ricostruire la sua storia.

L'etimologiaè controversa : alcuni studiosi collegano il romagnolo piè, pièda (poiitalianizzato in "piada" al greco plakoùs, focaccia.

 

Iltermine, se non l'alimento, rimanderebbe quindi al periodo della dominazionebizantina.

Il"testo" su cui viene cotta la piada deriva invece sicuramente dallatino testa, coccio (i "testi" degni di questo nome sono infatti diterracotta refrattaria).

 

Ilche ci collega all'età romana.

Almondo latino sembra rinviare anche il famoso episodio dei VIl libro dell'Eneíde: il segno celeste dei sospirato approdo alla terra promessa - e dell'happy end- è proprio quella specie di piada che il pio Enea e i suoi affamati compagnisono costretti a sgranocchiarsi in mancanza di meglio.

Chinon ha dubbi sulla latinità della piada è Giovanni Pascoli, che la chiama"pane rude di Roma" e le dedica un verboso poemetto-ricetta.

Intendiamoci: come le numerose consorelle di cereali impastati e cotti su lastre dì pietrao terracotta (dalla yufka turca alla rodha indiana, alla burgutta eritrea allataguella dei Tuareg), la piada è realmente un alimento arcaico.

Leradici di questi cibi affondano nel neolitico, nientemeno.

Laprima menzione di una vivanda chiamata "piada" si trova, in tutti icasi, nella Descriptio Romandíole del cardinale Anglico, dei 1371.

Allacomunità di Modigliana è imposto, tra gli altri balzelli, un tributo allacamera Apostolica di due piade.

E'francamente difficile immaginare che da una comunità di 621 focolari (circatremila anime) ci si accontentasse di esigere due piadine, che bastano sì e noper l'antipasto di un inappetente.

 

Sidovrà quindi pensare che queste piade trecentesche fossero larghe focaccelievitate e forse condite con strutto, cotte nei forno: dei tipo di quelle chenel ravennate si chiamano tuttora piè e nel resto della Romagna"spianate".

Intornoal 1572 il medico riminese Costanzo Felici, in un trattato sulle insalate,parla incidentalmente delle "piacente, cresce o piade", e ledefinisce " pessimo cibo, con tutto che a molti tanto piaccia".

Qualè la ragione di un giudizio così pesante?

Ciaiuta ad orientarci meglio un'altra testimonianza.

Nel1622 il cronista Giacomo Antonio Pedroni, dopo alcune considerazioni sullacarestia che imperversava e sul micidiale rincaro dei prezzi dei generi alimentari,annota che "più persone facevano delle piadine di sarmenti e fave macinatiinsieme, per mangiarle in così gran bisogno".

Questemiserabili piadine fabbricate con ingredienti vili e vilissimi avranno avuto laforma, se non la composizione, delle attuali.

Nel1801 Michele Rosa consiglia ai più derelitti di confezionare piade collaghianda macinata.

Allapiada il cronista ottocentesco Filippo dedica non più che un paio di brevicitazioni.

 

Làdove ci informa che i popolani riminesi erano soliti consumarle, al sacco,nelle scampagnate estive alle Grazie, le giudica, sdegnosamente, un ciboplebeo.

Singolareè una notizia dei 1823 : una ragazza di diciott'anni, tale Adelaide Bazzini,muore per un'indigestione di uova sode e piadine: ma si tratta di laute piadinefritte.

Ilsospetto, in breve, è che la flagrante piada di fior di farina che MariaPascoli preparava al commosso (e goloso) fratello e che un immane terziariopiadaiolo ammannisce quotidianamente, oggi, a tutti i romagnoli, sia unavariante nobile - e relativamente recente - delle meschine piadine di cerealivili e altri miserabili ingredienti (fave, ghiande, crusca e perfino segatura)che, nei "bei" tempi andati, servivano almeno a calmare i morsi dellafame.

Sene traevano delle piade per una sola ragione: che quella robaccia non si poteva mescolare al lievito e panificare.

Sipuò ulteriormente supporre che le piadine abbiano avuto un massiccio rilancionel secolo scorso, a seguito della diffusione dei mais.

Sisa che i romagnoli, anche i più indigenti, non hanno mai avuto in simpatia lapolenta.

Nonpotendo fare il pane con la farina di frumentone si saranno adattati a cavarnedelle tortillas.

Legrandi inchieste sociali dell'Ottocento, le relazioni dei medici e la memoriaconcorde dei vecchi contadini tramandano il ricordo di tristi piaded'furmantoun, ossia di granturco o, nel migliore dei casi, armès-cí, cioè difarina di grano e di mais.

 


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permalink | inviato da televisione il 23/1/2012 alle 3:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Te l'avevo detto 20 anni fa
post pubblicato in politicando, il 17 dicembre 2011
pezzo che ho scritto 20 anni fa ...si rivela oggi in tutta la sua profezia.. L’Europa che si unisce in T.V. alla sola convenienza economica delle grandi industrie nella speranza di una pari lotta con il dollaro si sfalda in realtà giornalmente sempre più in ogni sua provincia, città,paese,comune,quartiere. La prospettiva di una offerta massificata per produrre denaro a pochi si spaccherà a favore della capacità del singolo di difendersi da tutto questo creando,diversificando, costruendo soluzioni uniche, sincere e non solo votate al dio “denaro”. La creazione di un’Europa unita data al popolino dai politici è utile solo a giustificare il continuo imbastire di teoremi,congressi,dibattiti alle spalle di chi realmente produce. La massa di signori che scaldano le sedie all’europarlamento,al parlamento ai comuni, è il concreto assemblaggio della bieca politica che aumenta sempre più la corsa a posti di prestigio super pagati sotto la bandiera Europea del qualunquismo mascherato da interesse di parte mistificato a sacrificio a favore della comunità , parassitario in realtà nei confronti di chi realmente lavora . E’ chiaro che fino a che ci sarà l’offerta di tali posti di privilegio si manterrà attiva la corsa a coprirlo anche da persone oneste che non si chiamano “Giocondor” . In un’Europa dove l’Inghilterra subisce scissioni a favore dell’Irlanda,i paesi nordici se ne fottono dell’unità europea, la Spagna a i separatisti Baschi la Yugoslavia è massacrata da divisioni etniche,l’Italia ha un Bossi che preme su di una padania libera che non esiste , il mio vicino mi guarda male se compro la macchina nuova e i forlivesi maledicono sulle strade le targhe di chi non è del loro paese si continua a volerci far credere ad un’unità dei popoli . Uno strafottente disinteresse è il reale concreto puntello di chi è costretto dalla bieca politica e difendere i propri interessi fottendosene di quelli degli altri e coltivando il proprio giardino in “primis”. Questo si vede chiaro dalle dalle ultime votazioni : chi và a votare e solo quello che è immanicato politicamente e deve trarre profitto dal suo voto tutti gli altri ne hanno le tasche piene e vogliono essere lasciti in pace. L’individualismo è il futuro del mondo....nell’individualismo stà tutto ciò che di buono si può ancora fare visto che poi il denaro regola il resto. L’individualismo , l’interesse personale avanzano prepotentemente forse nel bene,forse nel male e l’esperienza insegna che nulla è meno chiaro e sicuro di qualcosa in comune con altri. Quel che e mio e mio e voi se volete qualcosa dovete guadagnarvelo!! Onoriamo di citazione anche la “ famiglia” che è fulcro dell’unità del mondo. Questa si sta sfaldando sta morendo sotto i colpi del consumismo che divora tutto , si infrange, si annulla nel cuore,nell’anima costringendo le donne e le mamme a lavorare a discapito della famiglia . Uno stato civile dovrebbe sostenerle perchè adeguatamente a casa curino ciò che da sempre la donna ha curato e serve al futuro più di ogni cosa : i figli Figli che invece mancano perché le donne ora alla pari con gli uomini non sono più tali ma sono ,manager…..avvocati ..commercialisti perdendo un’identità che fino ad oggi ha cresciuto il mondo con il sacrificio che molti più non conoscono e che dovrebbe tornare di moda per dare valore ed unità ai popoli e famiglie stesse. I figli generazioni che saranno ,si spera, il nostro futuro ....il futuro del mondo rischiano di perdersi …di non sapere a che padre e o madre rivolgersi .
Vallanzasca
post pubblicato in Diario, il 2 febbraio 2011

Vallanzasca - Gli angeli del male

Spietato, malinconico, buona rappresentazione  della  Milano anni 70-80  con un Kim Rossi Stuart eccellente se non fosse x quella pronuncia un poco da "bauscia" poco credibile, qualche divagazione  cinematograficha non rappresenta a pieno la realtà dei fatti, ma concediamo a Placido le attenuanti del caso.

Durante quel periodo ero spietatamente dedito ai giochi dell'adolescenza e mi fà specie ricordare poco e non essere consapevole di tali  terribili eventi come lo sono ora.. credo che stia succedendo anche ai nostri figli completamente distratti sugli eventi che accadono ..presi solo da cio che gli interessa.



VALLANZASCA SI CONFIDA AL “MATTINO”: “IO MITO UN PO’ PIRLA”

Renato Vallanzasca, Il Boss della Comasina, condannatoa 4 ergastoli e 260 anni di carcere per delitti commessi dalla metà degli anni Sessanta tra cui 7 omicidi, intervistato dal quotidiano Il Mattino si confessa:
“Non mi sento cattivo, ho solo il lato oscuro un pò pronunciato. Sto pagando per il male commesso. Qualcuno potrà anche dire che non ho ancora pagato abbastanza ma a questo punto non mi si parli più di reinserimento. Il carcere quindi è solo punitivo. Anche perchè, nel mio modo di pensare, se prima il detenuto Vallanzasca era giustamente segregato in carcere ora non possono più temere che io pericoloso… Ho avuto anche periodi molto lunghi di libertà, sei mesi per un'operazione all'anca e poi sono rientrato in cella. È stata durissima ma sono rientrato in cella. Quindi -rileva- non si può certo temere che scappi… La mia vita negli ultimi 15 anni dimostra che non voglio più avere a che fare con l'esistenza precedente. Oggi ho un rapporto col territorio nel quale vivo e con le persone che incontro, da pari a pari, da essere umano ad essere umano. Sono arrivato ad avere una possibilità di relazione con gli altri, mettendomi in discussione, che non credevo possibile”. Quanto al fatto di poter essere considerato in qualche modo un mito per alcuni giovani, Vallanzasca osserva: “diventa un vantaggio perchè smitizzo il mito. Li vedo e dico loro: ok hai ragione ma un mito che si è fatto 40 anni di galera non ti sembra un mito un pò pirla? Non voglio insegnare nulla ma la mia vita è un metro di paragone, costringe a pensare, a riflettere proprio su quello che non deve essere fatto… Quando vado a parlare con i ragazzi di una comunità li costringo a riflettere. Sono una prova di vita. Mi sento in debito con i tanti giovani che potrebbero pensare di essere i futuri Vallanzasca. Da anni sapere che posso dare loro una mano, anche ad uno solo di loro, è per me una cosa enorme. la cosa che mi auguro è che tra dieci anni ci sia chi dice che sì, è stato un cretino, ma ha saputo essere anche una persona valida. Penso che più delle parole contino i fatti e nei fatti sto cercando di dimostrare che a chiunque dovrebbe essere data una seconda possibilità”.
Ora il bel Renè è in regime di articolo 21, esce sei giorni a settimana e rientra in carcere alle 21,30 ogni sera.


La televisione
post pubblicato in Diario, il 15 ottobre 2010
La televisione.



Non gli era possibile guardare la  TV senza pregiudizio.Guardava  e ascoltava ciò che già sapeva sarebbe  stato detto. Le sue occhiate  si ficcavano nello schermo, s’aggrappavano al conduttore, giornalista,o attore, a qualunque faccia dentro la scatola avesse movenza di parlare. Il suo sguardo disgustato, i suoi occhi profondi demolivano una per una quelle parole che sgorgavano e  si sparpagliavano tra le mura di casa. Soffriva nel vedere parole che frugavano, toccavano muri e mobilia e lordavano tutto con tanta impudenza. Quei verbi e frasi, se possibile,le avrebbe rincorse acchiappate una per una, per chiuderle nel vaso  di  vetro  con la farfalla secca che tanto amava…per farle  vergognare, vicino ad una cosa vera, che se pur  morta, esprimeva cose più sincere.

Riteneva La televisione responsabile della semina di  occulti  ideali, diffusore maligno di pubblicità a cui,la gente di “buona volontà”,non riusciva a sottrarsi.

Diceva che dalla scatola  uscivano parole all’ordine di qualcuno, parole travestite da altre parole che ogni sera vendevano ideali e cose per conto di celati potenti.

Guardava inorridito quelle immagini di giuochi e quiz demenziali, riusciva ad intuire in quel pubblico ordinato che batteva le mani, con movimenti scoordinati, storie di dolore e sofferenze di periferia.

Leggeva negli sguardi di tanti, il dramma, il tormento della vita quotidiana, nel seminterrato di un condominio che forse crollerà. Non capiva qual gioia  legava  il pubblico a quell’ora di finta vita  negli studi della scatola. Non afferrava il senso dell’applauso all’accensione della lampadina. Stimava più l’impennarsi del cavallo  bianco  allo  schiocco della  frusta circense,  di quel  pubblico tarocco.

Non comprava più il giornale da quando, rileggendo  pagine di anni fa, era come sfogliare le stesse  di oggi. Forse di  domani.

Nulla è cambiato nell’uomo di potere che dice di migliorarsi, per far credere il suo operato di vitale importanza per il “paese”.

I politici sono api regine affamate, oggi sotto la bandiera bianca, poi rossa, poi verde,  ma sempre, in realtà,con l’unico collettivo ideale dell’interesse privato o del proprio partito.

Non è quindi il sistema che conta, non il colore delle bandiere sotto cui parano gli uomini, ma è l’uomo stesso ed  il suo essere morale che non funziona.

Non capiva come fosse possibile tutto ciò.

Eppure viveva in un paese  considerato libero,era quindi forse questa libertà a provocare tal disagio…?

I suoi grandi occhi perforavano tutto, pure l’ingordigia dell’auditel, travestita da servizio d’informazione. Ogni giorno notizie eguali uscivano da voci e canali diversi, fiati servili ne mutavano il senso per il piacere dell’occulto padrone.

Così  giornalmente nutriva dubbi  sul sistema   in cui era impastato senza l’energia di venirne fuori.

L’intelligenza,l’eguaglianza,la giustizia le tante conquiste dell’uomo, svanivano  misteriosamente, in un giuoco di scatole cinesi oscuramente manipolato.

Il suo sguardo poi,si ficcava più a fondo,scopriva  magagne travestite da “parole”,vecchio tempio  della cultura che si inabissava nel tubo catodico della tv.

Non aveva il vigore di spegnere la scatola. pur condividendo con se stesso quel che pensava.

La sua  persona era così la prima a cui  rivolgere l’odio accumulato, l’acume penetrante delle sue  critiche. Era disgustato dal suo fare, impotente nel contrastare ciò che faceva da ciò pensava.

Quello era il sistema, a nulla serviva urlare e protestare.

Dalla Jolanda
post pubblicato in I ristoranti che frequento, il 17 settembre 2010


Indirizzo: Via Imolese 18 Città: Firenzuola (FI) Cap: 50033 Regione: Toscana nazione: Italia Telefono: 055.819020 Fax: 055.819659 Fascia di prezzo:  meno di 30 €


 


 

Ho sempre avuto una predilezione per il fiume di montagna dove potersi bagnare, ed ora apprezzo ancora di più la bellezza  della sua quiete  in alcuni giorni di assolati lunedì d’agosto. In contrasto a spiagge fitte di ombrelloni  , battute inesorabilmente da neri  venditori di cianfrusaglie, questo è il paradiso terrestre. Tutti Gianlucagli anni nei periodi di eccesiva calura mi concedo un paio di gite a Coniale posto sul fiume Santerno, luogo frequentato da molti bolognesi , qualche toscano, e pochissimi romagnoli. Nei  pochi km che  separano  Castel del Rio da Firenzuola  gli “approdi” a spiaggette sul fiume possono essere facilmente intuiti dall’apparire di macchine parcheggiate nelle maniere più inconsuete ed improbabili alla vista di un qualsiasi cittadino a cui questo non è più permesso. Spesso le discese al fiume sono difficili e scoscese ma, inarrestabili, i bagnanti affrontano qualsiasi pericolo pur di piazzarsi con  seggiole,sdrai, e tavolini, per spesso colorare la giornata con una grigliata in allegria. Addirittura quest’anno mi è capitato di essere al centro di  in un “addio al celibato”in riva al fiume ..non immaginate che cosa siano stati capaci di  portarsi dietro..!!


Nei pressi della Pieve di Camaggiore il fiume offre una straordinaria "piscina" naturale ed un perfetto "solarium" di rocce bianche e lisce dove poter anche nuotare per qualche decina di metri. Impagabile bagnarsi e godersi il tramonto quando il sole scompare  in anticipo dietro ai costoni di roccia  che si affacciano prepotenti sul corso d'acqua. Stupendo lasciarsi andare  con il materassino  per languide e dolci  cascatelle…. emozionante gettarsi dalla alte rupi di un anfratto poco più a valle. Ammetto  che queste gioie vanno vissute non di Domenica che spesso è troppo affollato. Purtroppo solo nel fra settimana si può godere della giusta dimensione per averne pieno godimento.
Consiglio dopo un pomeriggio al fiume una cena al ristorante Jolanda a Firenzuola qualche km poco più avanti.
Prezzi  quasi imbarazzanti  e ottima qualità per  fiorentine e tagliatelle  o tagliolini ai porcini freschi .

Il servizio è alquanto “fatto in casa”.

Che ti porto….??? Va beeè …..!!!portami una fiorentina… con i fiocchi ..e  al sangue…!!

..ma la mangi da solo o la mangiate in due ….?

Da solo …! Perdinci!!!  Per chi mi hai preso….hhha bella !!!! hai visto queste due braccia!!!

Questo un colloquio  possibile tra i tavoli del posto….!!!



 


Tutti i tipi di pasta fatta rigorosamente a mano - Specialità alla Brace - Funghi & Tartufi - Dal Giovedì alla Domenica favolose Pizze cotte nel forno a legna  - Tutti i giorni Merende con Panini e Ficattole - Su prenotazione Pranzi o Cene a base di Pesce


Porcini fritti da favola con  profumo e  sapore che ancora adesso  immagino sfilare sotto il naso tanto li desidero ogni qualvolta me ne venga memoria. Impossibile  non abusare del gnocco fritto”Ficattole” che sciaguratamente non fanno mai mancare. Fanno pure la pizza e su prenotazione il pesce. Ma i primi e la fiorentina alla griglia meritano un encomio…!anche il vinello sfuso della casa “rosso” non è certo da buttare ..in periodi di magra come questi segantevi questo indirizzo vale la pena  organizzarvi una gita.

 

La mia valutazione


 

Cucina

8

Servizio

6

Carta dei vini

6

 


Sapore di mare
post pubblicato in Diario, il 17 agosto 2010


Sapore di Mare

Il dilemma di cosa fare a Ferragosto per non cadere nel solito fare di sempre quest’anno mi ha  preso un poco alla sprovvista.  Pressato da più parti ,dopo tanto macinare sul dove e con chi andare, solo all’ultimo, un colpo di “genio”, ha illuminato il buio più profondo.



Il “di là del canale”di Porto Corsini,verso “i lidi ferraresi”, mi ha sempre affascinato perchè rivedo immutato ogni paesaggio dal tempo in cui, qualche anno fa, ero bambino. Differentemente dal  litorale Romagnolo,in mutazione continua, questa porzione d’Italia vive in un tempo  che sembra essersi fermato complice un’ immutato mutamento, un’immobilismo irreale. Mi piace molto andare x locali, in queste “praterie” vi sono posti ancora genuini con sane tradizioni  non votate al solo dio “turista”. L’idea di una gita in barca con partenza da Goro e cena abbinata, ha entusiasmato tutti nostri amici che prontamente hanno aderito alla proposta “Ferragostana”. Selezionati alcuni numeri tratti dalla rete siamo riusciti a combinare  il tutto con un solo giorno di anticipo: gita in barca sulla foce del Pò e ricca cena a base di pesce, sotto la guida di  Massimo che prontamente da “capitano” si è trasformato  in affabile”Metre” del suo locale. Abbiamo capito come mai non vi fosse troppa  rissa solo quando sono apparse certe e concrete le previsioni del tempo e sopprattutto quandogiunti  in banchina il livello del mare era quasi pari all’asfalto. Era in programma anche una gita(disdetta per maltempo) all'Isola dell'Amore che nel 2007 è stata indicata da Legambiente come una delle 13 migliori spiagge italiane. Formata dallo "scanno", cioè da una lingua di sabbia nella quale si formano delle dune che si muovono a causa delle maree e del vento, ospita oltre a canneti  spettacolari, alcune rare vegetazioni tipiche.

http://www.motonavecristiana.com/

Il vento, il colore salmastro intenso delle acque,il beccheggio impetuso dei pescherecci all’ormeggio,il tutto sferzato da un’intensa pioggia di vento ha colorato d’imprevisto una gita che tutti “ci ha detto” Massimo  hanno prontamente  disdetto. Il nostro  era l’unico battelo in gita sul Po’.

Qualcuno sulla barca ha pensato bene di applaudire “quel genio” che ha organizzato questa gita!!

Comunque  a bordo della motonave Cristiana  abbiamo fatto il nostro piacevole giro ricco di vedute indimenticabili e di scatti rubati ad una natura strepitosa. Certamente l’emozione della gita ha stimolato il nostro appetito che si è prontamente saziato al Ristorante  di Massimo:  “Ferrari”.

Un bel locale,arredato con gusto con anche pizzeria ci ha coccolato mentre fuori imperversava la bufera.Non è stato difficile scegliere dal menù piatti che accontentassero una variegata tavolata come la nostra. Qualche bambino ha voluto la pizza mentre noi adulti abbiamo preso un poco di tutto per  tutti:Misto mare a vapore.Cozze e vongole veraci alla marinara.Mix di frutti di mare gratinati.Carpaccio di pesce spada con verdure.Spaghetti alle vongole.Bigoli alla Ferrari.Anguilla alla griglia.Cappe sante gratinate.Fritto misto.

Devo dire che Massimo si è difeso. L’anguilla debitamente sgrassata alla griglia ha lasciato il segno e la voglia di mangiarne altra. Gli spaghetti alle vongole, le cozze e quello che la tradizione della terra Gorese da sempre propone hanno il sapore inteso di un mare ancora genuino vero “sapore di mare” mentre elaborazion”importate”forse dalla tendenza e la necessità di aggiornare un menù non hanno impressionato.

Discreto il frizzate vinello della casa, buono, per chi gradisce un fermo il Ribolla Gialla offerto dalla carta.

Onesto il conto per noi 14:15 euro x la gita e circa 25 euro a testa  per la cena.


http://www.facebook.com/album.php?aid=2075868&id=1490160651

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